The Ghost of Dachau

,Lo spettacolo affronta la tematica ideologica del nazismo, nella fattispecie l’odio razziale verso gli ebrei, le motivazioni che spinsero un intero popolo, nonché il silenzio-assenso del mondo intero, ad odiare un’etnia. Attraverso un linguaggio crudo, messo in bocca ad una delle peggiori assassine

e torturatrici tedesche, Margarete Ilse Knoch, viene raccontata l’escalation di violenza nei confronti di chi era considerata una sottospecie umana, parassiti, virus, Stuche (pezzi). Lo spettacolo tenta l’originalità attraverso un’introduzione del sociologo Fulvio D’Ascola, la proiezione di un video girato a Dachau che racconta, per immagini e sensazioni, la vergogna di un campo di sterminio. Immediatamente dopo, con la musica di Marcello Barillà e Demetrio Fortugno, in un immaginario processo, Margarete sostiene le ragioni tedesche, accompagnata dal controcanto di Marcello Barillà che diviene l’accusa del popolo ebreo nel raccontare le sevizie sadiche verso di esso. La banalità del male e la sete di potere perpetrato attraverso lo sterminio, sono resi dallo stupore per i meccanismi adottati, per l’orrore gratuito verso coloro che subivano, prima della morte, atto finale e non il peggiore, la destrutturazione della propria identità. Spogliati persino del nome, venivano deportati nei campi per essere sfruttati o mandati direttamente nelle camere a gas. Questo modo di fare, che non è conseguenza di una guerra orrenda, poiché non venivano giustiziati anche sommariamente ma umiliati in viaggi in treni da bestiame, spogliati, marchiati, rasati, indica una precisa volontà di spersonalizzazione atta all’abbattimento di una razza intera. Con sadismo. Oggi più che mai, bisogna ricordare, oggi che sembra germogliare ancora il seme dell’odio e della intolleranza, considerando la diversità non come un’opportunità ma come minaccia. Questo è il messaggio che The Ghost of Dachau vuole dare, un ammonimento a non dimenticare che l’odio è foriero di morte , morte dell’Umanità, ridotta dall’ideologia nazista e fascista e mero concetto filosofico. Ecco perché lo spettacolo affronta la tematica dal punto di vista degli aguzzini. Le vittime suscitano pietà ed emozioni, i carnefici spingono al rigetto e alla riflessione. Noi speriamo di riuscire a far riflettere, perché il futuro è figlio del passato e non si devono dimenticare gli orrori che ha prodotto. Per non sbagliare ancora non dobbiamo dimenticare… mai!

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Via XX Settembre 18, 88100
Catanzaro
02 Marzo , Venerdì 20:30
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